di Giorgia Candido e Arianna Macchiavello
Qualche volta donare fa bene a te stesso, oltre a chi riceve il dono. Grazie ai volontari del Donacibo.
Il giorno 17 marzo scorso, sono venuti a scuola due rappresentanti del Donacibo, Giorgio e Marcello, a raccontarci di cosa si tratta e di come questa esperienza ha cambiato la loro vita.
“Condividere attraverso i mezzi tecnologici – dicono – non aiuta a stare insieme, se una persona sta insieme a un’altra capisce di più.” L’esperienza del Donacibo è importante, dice Marcello, “ho cominciato a partecipare alla Colletta alimentare quando andavo all’Università, preparando i bancali, i carichi che andavano nei vari banchi di solidarietà. Poi ho cominciato a lavorare e sono venuto a Rapallo, qui ho scoperto la parte di incontro con le persone di questa associazione, adesso so che ci sono delle persone che hanno un bisogno concreto, però grazie a quello mi rendo conto che oltre a quel bisogno, hanno quello di incontrare persone e di avere qualcuno che li guarda con attenzione. So che devo andarci tutti i mesi perché come ne hanno bisogno loro, ne ho bisogno anche io.”
Il Donacibo non è solo una consegna di cibo, ma è uno scambio di amicizie e dialoghi, di cui tutti hanno bisogno. Dice Giorgio:” Volere il bene degli altri è un sentimento che tutti proviamo, ma se non incontriamo gli altri non si può esprimere”. Aggiunge Marcello: “Abbiamo delle famiglie o delle singole persone che ci dicono di entrare, hanno proprio il desiderio. In realtà è capitato che alcuni non hanno un estremo bisogno di quello che portiamo, ma di ascoltare quello che hai da dire. Alcuni non ti fanno entrare, ti aspettano fuori dalla porta, questo è un fatto di dignità.”